lunes, 2 de diciembre de 2019

2018 - 2019 - OFERTÓRIO - Italia





Caetano, Moreno, Tom e Zeca Veloso a Umbria Jazz 2018

di Giuseppe Vigna
a cura di Alessandro Manitto

31/07/2018

Fotos: Elena Carminati



“Mia madre è la mia voce”, dice Caetano Veloso cantando Genipapo Absoluto, e il nuovo concerto a Umbria Jazz, in compagnia dei figli Moreno, Tom e Zeca, ne è la conferma, con una proposta tutta incentrata sulla voce, sul timbro “di famiglia”. Dona Canô, madre di Caetano, e di un’altra celebre cantante quale Maria Bethânia, cantando per passione ha trasmesso ai figli l’amore per il canto e un timbro unico: partendo da questa peculiarità Caetano in concerto con i suoi figli illustra l’eredità naturale in una cronaca familiare ricca di spunti e collegamenti.



Il canto come dote e passione dei Veloso chiama in causa amici e familiari, per esempio nella ripresa di Alguem Cantando, che figurava in un disco di Caetano cantata dalla sorella Nicinha, e ora affidata al falsetto del più giovane Zeca che è più efficace di un esame del DNA a confermare la discendenza da Caetano. Il continuo gioco di richiami e rimandi parte da Alegria, Alegria, il primo successo di Veloso del 1967, e prosegue con una sequenza in cui affiorano i ricordi del periodo di Tropicália e dei Doces Barbaros, in cui figuravano Maria Bethânia, Gilberto Gil e Gal Costa, con un’emozionante ripresa di O Seu Amor, dove le quattro voci sul palco si alternano in continue armonie; con i capolavori della maturità A Tua Presença Morena, Trem das cores, Oração Ao Tempo, che Caetano ha la gioia di condividere con i suoi figli in un’atmosfera sonora sincera e intima, evitando una celebrazione spettacolare, accompagnandosi solo con chitarre, un po’ di tastiere e percussioni. Ognuno dei figli contribuisce al repertorio con un brano o è il destinatario di uno dei brani composti da Caetano, così come non mancano dediche alle loro madri, Dedé Gadelha, madre di Moreno, e Paula Lavigne degli altri due.



La capacità di Caetano è di evocare e condividere così tanti personaggi e ricordi, come un lungo racconto a cui i figli partecipano con osservazioni e visioni personali. Nella scaletta dello show figurava un omaggio diretto all’Italia, nella ripresa di Luna Caprese, affidata a Moreno in ricordo del padre che cantava Luna Rossa, e sul finale Força Estranha, una profonda riflessione sullo scorrere di tempo e vita che Caetano e figli hanno celebrato insieme sul palco.









Caetano, Moreno, Zeca e Tom Veloso – Ofertório Ao Vivo
di Giuseppe Vigna
a cura di Alessandro Manitto


24/07/2019


Caetano Veloso - Foto: Luca Brunetti

Musart Festival, Firenze 19 luglio 2019

Il fondale naturale del palco è strepitoso, la basilica della Santissima Annunziata nell’omonima piazza fiorentina, sede della manifestazione Musart. La scenografia è semplicissima: quattro sedie, chitarre acustiche, un piano e basso elettrici, e, in alto, appesa alle spalle dei musicisti, una grossa corda, che nella visione dell’artista e scenografo brasiliano Hélio Eichbauer rappresenta un cordone ombelicale.

 
Zeca, Caetano, Moreno e Tom Veloso - Foto: Luca Brunetti

Caetano, Moreno, Zeca e Tom Veloso sono tornati in Italia con lo spettacolo Ofertório, una «celebrazione della riproduzione» – per usare le parole di Caetano, scandite in un italiano sempre più ricercato – che si serve di una messa in scena in cui la musica diviene identità e condivisione, un legame familiare profondo. Nella numerosa famiglia Veloso erano in molti a cantare (la madre Dona Canô e la sorella Maria Bethânia): ora l’eredità è trasmessa ai figli, vicini e presenti nella musica di Caetano.


Caetano Veloso - Foto: Luca Brunetti

Il concerto, nonostante si sia svolto di fronte a migliaia di persone, ha mantenuto un’atmosfera raccolta e minimale, come se i quattro fossero a casa del padre, a suonare di fronte a parenti e amici. E il repertorio racconta le vicende di famiglia, chiama in causa Gilberto Gil, Gal Costa, Maria Bethânia oltre alle madri dei figli di Caetano: la prima moglie Dedé Gadelha e la seconda, Paula Lavigne. Il brano Ofertório, che dà il titolo al concerto, è una dedica di Caetano alla madre, composta per una messa che celebrò i suoi novant’anni e cantata nel corso dell’offertorio; Boas vindas, «benvenuto», è stata scritta in occasione della nascita di Zeca; Um Canto De Afoxé Para O Bloco Do Ilê è stata la prima collaborazione su disco tra Caetano e un giovanissimo Moreno. Nell’avvicendarsi dei ricordi ne affiora uno triste e recente, la scomparsa di João Gilberto, e Caetano ha eseguito per lui Estate, brano di cui João era innamorato e che cantò e rese un successo internazionale. Come lui, Caetano ha omesso l’ultimo verso, «odio l’estate…», che secondo João era impossibile da pronunciare per un brasiliano, Alla fine applausi, gioia ed emozioni sincere. Il prossimo 7 agosto Caetano compirà 77 anni: lo show Ofertório celebra tanti ricordi di una vicenda umana e artistica esemplare nel corso del tempo, il tempo che il bahiano ha definito «il tamburo di tutti i ritmi».




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