jueves, 28 de abril de 2016

2006 - GIRA EUROPEA



ITALIA

7/7/2006
Caetano Veloso fará show no litoral de Roma nesta quarta


da Ansa, em Roma

O cantor Caetano Veloso realiza a segunda etapa do seu tour pela Itália em Ostia Antiga, no litoral de Roma. O show do baiano acontece na próxima quarta-feira (12) no Teatro Romano da cidade histórica, porto da Antiga Roma.

Muito admirado pelo público italiano, Caetano é considerado pela imprensa da Itália "filho legítimo da bossa nova" e um dos nomes fundamentais para o crescimento da música brasileira no mundo.

Devido à grande procura pelos ingressos, a capacidade do anfiteatro foi ampliada, com assentos nas escadarias colocados à venda.






Caetano Veloso
22 luglio 2006, Mavù, Locorotondo (BA)
di Adriana Augenti


 





Una terra, una chitarra, una voce, un sorriso … ed è magia.
Per chi ascolta, per chi canta.
"Ero già stato in Puglia, a Bari. E conosco anche Lecce. Ma questo posto … questo posto ha qualcosa di magico!"
Un manifesto di qualche mese fa (giugno 2006 n.d.r.) ritraeva due mani in bianco e nero che a coppa reggevano della terra forgiata con la forma di un cuore. Il testo recitava più o meno "La nostra terra ha i colori del cuore" …
La magia è questo sodalizio tra la terra e l'uomo, che comunicando creano una complicità ritmica tale da toccare, in una stellata notte di luglio, il cuore degli avventori del Mavù, un posto da sogno.
Ed è Caetano Veloso l'incantato incantatore di questo sortilegio.


Tra i più rappresentativi cantautori della scena internazionale, originale ed autorevole protagonista del rinnovamento musicale brasiliano, Caetano Veloso ha concluso il suo tour italiano in Puglia, in una masseria dell'ottocento immersa tra i cieli e la terra della Valle d'Itria.
E è omaggiando l'Italia che comincia il suo dialogo con noi: senza dire una parola intona gli accordi de "Il mondo" di Jimmy Fontana, regalandoci una versione sognante dai ritmi bahiani che nulla ha da invidiare alle innumerevoli versioni che di questo brano sono state eseguite.
La semplicità del suono della chitarra acustica e della voce ed il cromatismo di cui l'artista è maestro sono inversamente proporzionali: impossibile non esserne rapiti!
La malia prosegue con un percorso che attraversa alcuni dei suoi brani più amati e conosciuti: Sampa, omaggio alla città di San Paolo, ("Muito, (dentro da estrema azulada)", Polygram 1978), di cui attraverso la melodia rende l'atmosfera di crogiolo di comunità ed incrocio culturale tutt'ora aperto; Voce è Linda, ("Circuladô Vivo", Polygram 1992) splendida canzone d'amore…
Ma anche Coração vagabondo, prima traccia del suo primo album ("Domingo", Philips 1967), che conserva ancora tutti i caratteri tipici della bossa nova figlia di João Gilberto, essendo stata composta in un epoca in cui, come Veloso stesso disse, "era ancora in uso cantare in modo carino". E' infatti due anni dopo, col Tropicalismo, movimento di cui si fece portavoce la sorella Maria Bethânia, che si rivoluzionarono le regole della canzone e della musica, seguendo e volendo accogliere i cambiamenti culturali che sconvolgevano il mondo in quegli anni, mescolando cultura nordestina, rock, politica, movimento che causò l'esilio, da parte del governo militare/dittatoriale, di alcuni fra i maggiori rappresentanti della scena musicale (Gilberto Gil, Caetano Veloso, poi Chico Buarque, Toquinho …).
E Veloso non manca neanche di omaggiare quella bossa nova, eseguendo fra le altre anche Eu sei que vou te amar di Vinicius De Moraes e Jobim.
Immancabile la sua commovente interpretazione di Cucurucucu Paloma, brano di Tomas Mendes eseguito per la prima dal nostro nel corso della turnè dell'album "Fina Estampa" che tanto fece innamorare il regista Pedro Almódovar, al punto da chiedergli di eseguirla per la colonna sonora del film "Habla con ella".
L'attenzione che da sempre rivolge ad ogni genere musicale ci seduce grazie l'esecuzione di alcuni brani tratti da "A foreign sound", (Universal 2004), album in cui esegue in chiave tipicamente sudamericana ed in lingua inglese cover di brani jazz, pop, rock, fino a toccare, con consueta maestria, i Nirvana. Splendida versione di Body And Soul, improvvisato medley tra cui il pubblico riconosce l'inconfondibile Diana di Paul Anka.
E poi tango, con Volver di Gardel
Allontana la mano dalla tastiera della sua chitarra e fa il gesto tipico di chi vuole sciogliersi i muscoli. Sta in silenzio, ci guarda e sorride.
"visione del silenzio/ angolo vuoto/ pagina senza parole/ una lettera scritta sopra un viso/ di pietra e vapore/ amore/ inutile finestra" "…l'ho scritta io. In italiano. Che coraggio! Sono poche parole, ma sono bellissime … secondo me!". E' Michelangelo Antonioni, ("Noites do Norte", Universal 2000), omaggio al grande regista.
Ancora una volta complice la serata stregatamene sognante, questo brano dalla poeticità così enigmatica e dall'arrangiamento estatico ci travolge in un silenzio che non ha voglia di altri suoni se non quelli con cui, ormai da più di un ora, Caetano Veloso ci ha cullati.
Poi decide che è arrivato il momento di incitarci al canto e, a fior di labbra, ci insegna a intonare "Êta, êta, êta, êta/ E' a lua, è o sol, e a luz de Tieta". E' A luz de Tieta, ("Prenda Mina", Universal 1998), scritta per il film "Tieta do Brazil" del regista Carlos Diegues, ispirato al romanzo di Jorgè Amado, "Tieta do Agreste". E attraverso questa sorta di ballata veniamo pervasi da un'insolita allegra irrequietezza, proprio come uno dei personaggi dello scrittore bahiano di Gabriella, Dona Flor e Teresa Batista.
L'incantesimo dura da più di un ora e mezza, in cui anche A tristeza è senhora ("Desde que o samba è samba", "Tropicalia 2", Poligram 1993, inciso con Gilberto Gil per festeggiare i 25 anni del Tropicalismo).
Ne segna la fine un appassionante/appassionato bis in cui, come in un circolo, l'artista canta per quella terra complice eseguendo "Terra", che questa sera sembra un inno al mondo intero, non solo alla sua Bahia e al Brasile.
Ma si è conclusa davvero la magia?
"Parlami in italiano! L'italiano è una lingua bellissima." …
In uno dei salottini, con gli occhi che gli ridono ed un sorriso più eloquente di qualsiasi parola, mentre chiacchieriamo, si guarda intorno meravigliato e contento, anche se visibilmente stanco.
Ha l'aria di chi ci ha raccontato la vita, il mondo, con le sue gioie e le sue tristezze, con l'amore e con la guerra.
La sua ritmica, la sua poetica, la sua musica e la sua voce ci hanno trasmesso consapevoli sentimenti, in modo mite ma altrettanto efficace.
"A volte sembrava di capire, o forse si capiva davvero…" ho sentito vociferare in giro dopo l'esecuzione.
Forse, e forse è anche tutto lì, o tutto qui, nel nostro inconscio che, come sostiene una certa psicanalisi, è strutturato come un linguaggio … e ad un certo punto arriva un mago traduttore, un incantato incantatore.
Grazie Caetano, molto obrigadi!
Non è mancato qualche neo nella serata.
Alla bellezza del posto, infatti, fa da contraltare la sua destinazione d'uso. Il Mavù è una discoteca autodefinitasi residenza d'arte per la tendenza ad ospitare, nei locali interni, installazioni di artisti e mostre varie. Ma probabilmente ad un evento del genere si era poco preparati, e mentre magari per una serata qualunque non sarebbero un problema i dieci, venti minuti di fila per parcheggiare la macchina, con Caetano Veloso sul palco quel ritardo ha dell'indecoroso.
E così per ciò che riguarda le transenne che delimitavano i posti a sedere da quelli in piedi, che in un punto in particolare lasciavano uno spazio troppo angusto sia per il passaggio sia per la sosta.
E poi … beh, "per fortuna" siamo in molti ad essere d'accordo sul fatto che la scrematura del pubblico sia cosa eticamente opinabile …

Nota:

Caetano Veloso si è messo in viaggio per il suo tour europeo poco dopo aver finito di incidere un nuovo lavoro, tutto di brani inediti cantati in portoghese. L'ultimo suo album di questo genere è stato "Noites do notre", uscito nel 2000. Registrato in due mesi e prodotto da suo figlio Moreno e dal chitarrista Pedro Sà, "Ce", abbreviazione di "vocè" che in portoghese significa "tu", uscirà in Italia a fine settembre per la Universal. Come apprendo dalla stampa brasiliana, che già ha avuto modo di ascoltarlo, l'artista guida tre giovani musicisti (Pedro Sà, il tastierista e bassista Ricardo Dias Gomes e il batterista Marcelo Callido) fra quelle strutture musicali tipiche degli anni '70 che ben riflettevano la realtà del paese, e si preoccupa personalmente anche di curare la veste grafica di copertina e libretto.
Inutile nascondere la curiosità!













Foto: Roberto Ugolini



ESLOVENIA




14/7/2006

54th Ljubljana Summer Festival - Križanke


Ljubljana, Slovenia
















ESPAÑA


Caetano Veloso se unirá el próximo mes de julio a la larga lista de músicos que han pasado por el Festival de Jazz de San Sebastián, junto a la nueva reina del soul Erykah Badu, que en la 41 edición compartirán cartel con viejos amigos del Jazzaldia, como Keith Jarret, que ha pedido repetir.


 




Quinta, 27 de julho de 2006
Caetano leva MPB para festival de jazz espanhol



O brasileiro Caetano Veloso foi uma das atrações do 41º festival de jazz de San Sebastián, na Espanha. Ele tocou na noite de quinta-feira.
Uma multidão compareceu ao evento para ver, além do músico baiano, nomes como Solomon Burke, The Neville Brothers e Fredi's Quartet.
Já em terras brasileiras, Caetano prepara o lançamento de seu novo disco, previsto para setembro. Será o primeiro de inéditas deste Noites do Norte, de 2000. O trabalho deve incluir músicas como Luto e Hoje.











Espirelia 2006 inunda de arte Lorca



 La cuarta edición del festival Espirelia se celebrará entre el 10 de junio al 12 de agosto de 2006 en diversos escenarios de Lorca.

30/7/2006: Caetano Veloso. Castillo de Lorca. Fortaleza del Sol.


PORTUGAL 





Caetano Veloso – 13 Anos Depois
1 de Agosto, 2006
Área: Música

Praça do Museu, 22 horas

Produção: Música no Coração


No primeiro dia do mês, a Praça do Museu do CCB vai receber um dos mais populares e influentes compositores brasileiros, Caetano Veloso.
Caetano é considerado um dos mais respeitados e produtivos pop-stars latino-americanos no mundo, com mais de cinquenta discos disponíveis, incluindo canções em bandas sonoras de filmes. Detentor de uma carreira invejável, com êxitos consecutivos, é capaz de agradar a mais do que uma geração, que acorre em grande número a cada concerto do músico. Inovador e criativo, Caetano Veloso deu um novo impulso à Música Popular Brasileira (MPB), através de músicas como “Leãozinho” e “Menino do Rio”, hinos que certamente farão parte deste espectáculo, 13 anos depois, de regresso à Praça do Museu do CCB. Único, a não perder! 






3/8/2006
Caetano Veloso no CCB (Lisboa): Caetanear o que há de bom

Pedro Trigueiro


Caetano Veloso regressou a Lisboa para um espectáculo esgotado na Praça do Museu do Centro Cultural de Belém. Em noite de intimidade, só viola e voz, o ícone brasileiro sofreu com várias externalidades inerentes às condições do espectáculo. A solução foi rápida e concisa. Tornar o menos bom em excelência, bastando para tal, o toque de Midas protagonizado por Caetano Veloso.

A expressão «Caetanear o que há de bom» resulta do último verso do tema «Sina», que Djavan recupera em muitos dos seus espectáculos. Para a noite de quarta-feira foi preciso mesmo caetanear as várias adversidades que se viriam a conhecer. Tornear as vicissitudes e incutir a excelência no resultado final tornou-se um ponto importante para os objectivos do regresso de Caetano Veloso a Portugal.

O vento tornou-se o pior inimigo. O ribombar das correntes de ar em plenos microfones de captação de voz e viola tornou-se, ocasionalmente, como que um efeito, quase marítimo, em determinadas músicas. Caetano lamentava-se com um sorriso condescendente. «Disseram que o vento amainava quando o Sol se pusesse e…», comentou enquanto encolhia os ombros.

O efeito climatérico resultou numa outra dificuldade. No primeiro terço do espectáculo, o vento não deixou o som chegar em condições a toda a plateia. Pouco depois dar-se-ia uma manifestação por parte do público. «Manifestação Política?», perguntaria Caetano. O insólito episódio terminou com os acordes de «Eu sei que vou-te amar», o eterno desarme de Jobim e Vinicius.

E, finalmente, as canções. Tempo para saborear as canções eternas. Mesmo quando não são da autoria do mago baiano, como as resgatadas a «A Foreign Sound», altura em Caetano se funde num Chet Baker para lá do jazz. Para trás ficaram «Leãozinho», «Diferentemente», «Você é linda», «Menino do Rio» (com os olhos postos em Seu Jorge, na plateia), «Qualquer Coisa» e o sublime momento da autoria de Tomás Méndez, «Cucurrucucu Paloma».

Caetano Veloso teria ainda tempo de dedicar uma canção a Inês Pedrosa. Um tema de Frederico Valério e José Galhardo, «Confesso», também objecto de devoção por parte da irmã, num álbum perdido de 1989 («Memória da Pele»).

«Sampa», «Não Enche», «Força Estranha», «A Luz de Tieta» e «Terra» ficaram no resto da memória de um espectáculo, que não correspondendo ao extremo da elegância de Caetano, soube evidenciar um artista inabalável perante qualquer externalidade e de uma qualidade inegável.








JORNAL DE NOTÍCIAS
4/8/2006

Concerto ao ar livre prejudicou Caetano

Marta Neves

Caetano Veloso ofereceu espectáculo intimista, ainda que com más condições de som


Tinha tudo para ter sido uma noite memorável uma plateia esgotada; um cenário ao ar livre, com um céu estrelado sobrevoado por gaivotas; um concerto único, e um músico que não é mais do que um dos melhores compositores da Música Popular Brasileira (MPB). Tinha. Mas não foi. Tudo, porque a Praça do Museu, do Centro Cultural de Belém, em Lisboa, não foi o cenário mais adequado para o espectáculo exclusivo de Caetano Veloso (ver texto ao lado).

Ainda assim, o músico baiano provou que a experiência de mais de 40 anos de carreira é um posto inabalável. E foi de facto, sozinho em palco, ao longo de mais de duas dezenas de composições, que Caetano mostrou todo o seu talento.

Foram poucas as músicas que causaram estranheza. Predominaram, sim, as que facilmente retratam o percurso da sua vida.

Caetano Veloso começou por embalar a assistência com "Leãozinho" . Depois mimou com "Você é linda", "Menino do Rio" e "Qualquer coisa".

A noite ventosa contrastava com o intimismo claro de um compositor que seduzia, ora cantando em português, ora em italiano, em espanhol e em inglês. Com uma tranquilidade contagiante.

Depois de transportar o público para o enredo da película "Fala com ela", de Pedro Almodovar, com "Cucurrucucu Paloma", Caetano Veloso confessou que ia acrescentar uma música ao repertório escolhido para cantar na Europa. E, assim, "Confesso", foi dedicada à escritora portuguesa Inês Pedrosa.

Mas a emoção maior ainda estava para acontecer com a mítica "Eu sei que vou-te amar", da autoria de Tom Jobim e Vinicius de Moraes.

Uma hora e meia de espectáculo soube a pouco. Porque Caetano tocou músicas "óbvias", mas que há muito ganharam estatuto de ícones da MPB.

Despediu-se com "A luz de Tieta" e "Terra".

Ainda o concerto não tinha começado e já a confusão estava instalada "Tira daí a câmara. Não consigo ver o palco", gritava um fã sentado na terceira plateia (onde pagou 35 euros) incrédulo com o facto de ter à sua frente duas câmaras de televisão. A mesma indignação foi partilhada por Petronila Pais: "os lugares que custavam 20 euros (na entrada da praça) não permitiam a quem estava de pé o mínimo de visibilidade". O som foi outro dos problemas. Depois de muitas reclamações que não "se ouvia nada", Caetano perguntou: "O que é isso? Uma manifestação política?". Depois lá se explicou, queixoso: "Puxa vida! Disseram-me que este vento ia acalmar quando o sol se pusesse. Continuo à espera. É um vento violento que descontrola os microfones", rematou.






Correio da Manhã

Caetano en Lisboa

4/8/2006


Caetano Veloso no Centro Cultural de Belém
E tudo o vento levava...


Miguel Azevedo


Caetano soube brincar com as adversidades e venceu o vento


Estavam decorridos pouco mais de 30 minutos de espectáculo quando um coro de vozes insatisfeitas interrompeu Caetano Veloso. “O que é isso! Um protesto político? Alguém me pode explicar o que está acontecendo? Não estou entendendo”, retorquiu aflito o cantor.

A verdade é que o vento que se fez sentir anteontem à noite na Praça do Museu, no Centro Cultural de Belém, foi tão forte que a voz e as palavras do músico estiveram quase imperceptíveis durante a primeira meia hora de espectáculo. “Não posso fazer nada. Disseram-me que o vento ia amainar assim que o sol se pusesse. Continuo à espera. Não é fácil cantar contra o vento”, explicou-se o músico.

Fonte do CCB, contactada ontem pelo CM, revelou que, devido ao vento, toda a acústica teve de ser mudada durante o próprio espectáculo mas garantiu que apesar de algumas reclamações recebidas nenhum elemento do público exigiu a devolução do valor do bilhete.


Caetano Veloso, porque é Caetano Veloso, soube dar a volta ao texto e até acabou a brincar com a situação. Quase no final e quando todos entoavam o refrão de ‘A Luz de Tieta’, o cantor brincou: “Vamos cantar mais uma vez para o cara lá atrás que não ouve nada.”

Contingências atmosféricas à parte, Caetano Veloso ofereceu um espectáculo intimista, apenas com violão, que só pecou por escasso (um hora e 20 minutos). Ao seu melhor nível entrou em braços e saiu em ombros.

Há uma música de Adriana Calcanhoto na qual a compositora canta “Vamos Comer Caetano (...) devorá-lo cru, pela frente e pelo verso (...) Vamos desfrutá-lo, degluti-lo e mastigá-lo”. E assim foi. Um banquete ao ar livre que o vento quase levava. No final soube a pouco.
 
'PAZES' FEITAS COM O PÚBLICO

Se pazes havia para fazer com Caetano Veloso, que no seu último grande espectáculo no nosso país, no Pavilhão Atlântico, e perante dez mil pessoas, oferecera um concerto cantado maioritariamente em inglês, o que lhe valeu uma monumental vaia no final, as dívidas ficaram todas saldadas.

Anteontem, o músico recuperou os grandes temas da sua carreira, cantou e deu a cantar êxitos que já são de todos nós, entre as quais ‘Leãozinho’, ‘Menino do Rio’, ‘Terra’, ‘Coração Vagabundo’, ‘Não Enche’, ‘Sampa’, ‘Eu Sei que Vou te Amar’ ou ‘Você é Linda’.

Pelo meio quase cantou fado em português perfeito numa canção dedicada a Lisboa e que normalmente não faz parte do alinhamento dos seus espectáculos – ‘Confesso’ de Frederico Valério e José Galhardo – e interpretou o majestoso ‘Cucurucucu Paloma’.



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